Osservatorio astronomico di San Vittore

 

Svitore

L'osservatorio di San Vittore in una foto degli anni '70

L'osservatorio astronomico di San Vittore sorge nei pressi di Bologna in località San Vittore, che si trova a sud della città, a circa 3 Km dal centro, alla quota di 280 metri, nei pressi di uno splendido oratorio dell' XI - XII secolo. Oggi (luglio 2007) la struttura, ancora esistente, è chiusa definitivamente da oltre un anno.

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Il telescopio da 45 cm
 

Credo si possa tranquillamente affermare che quello di San Vittore è stato uno dei pochi ossevatori realizzati e gestiti da astrofili ad avere svolto lavori di ricerca a livello professionale in modo continuativo ed in collaborazione con grandi osservatori in varie parti del mondo, ottenendo risultati di assoluto rilievo. La sua realizzazione rappresenta già di per sè un risultato straordinario, sia dal punto di vista ottico che meccanico, va infatti ribadito che l'intera struttura, dalla cupola al telescopio, è stata integralmente autocostruita.

L'dea di costruire l'osservatorio venne a Ciro Vacchi nei primi anni sessanta. Egli riuscì a coinvolgere nell'iniziativa Giorgio Sassi e di conseguienza anche Giancarlo Sette già legato a Sassi nel progetto della costruzione dell'osservatorio dei Giardini Margherita. Il progetto mosse i primi passi verso la metà degli anni sessanta. Vacchi era proprietario dell'edificio sulla cui terrazza venne costruita la cupola. I locali sottostanti vennero adibiti ai servizi dell'osservatorio, in particolare il piano terreno venne adibito a officina meccanica con numerose macchine utensili, tra cui un tornio parallelo di grandi dimensioni, una macchina per la lavorazione degli specchi fino a un diametro di 50 cm ed una campana a vuoto per l'alluminatura degli stessi. Il piano superiore venne adibito in parte a camera oscura ed in parte alla biblioteca ed alla sistemazione delle attrezzature ausiliarie per l'analisi delle lastre.

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La cupola di San Vittore con all'interno il 45 cm

Dopo anni di costante e quotidiano lavoro e la soluzione di una miriade di problemi, l'osservatorio divenne operativo nel 1969. Era stata realizzata una cupola emisferica di 4 m di diametro che ospitava al suo interno un telescopio riflettore di 45 cm con possibilità di doppia configurazione, newton o cassegrain, su montatura equatorale a forcella. Nella configurazione Newton vi era la possibilità di lavorare al fuoco diretto f5, in modalità cassegrain lo strumento cambiando l'iperbolico poteva ottenere una focale equivalente di 11,5, 40 e 45,7 metri, che lo rendeva particolarmente adatto alla fotografia planetaria. In parallelo allo strumento principale venne montato un rifrattore da 15 cm per la guida ed un astrografo Goerz-Dogmar da 11 cm di apertura f4,5, sostituito in un secondo tempo da una camera di Schmidt da 25-32-60 cm. La strumentazione ausiliaria, anche questa interamente progettata e realizzata da Sassi e Vacchi nel loro laboratorio ottico meccanico, comprendeva fra l'altro due blink e due misuratori di lastre a vite micrometrica.

 
 

Fin dall'inizio dell'attività l'osservatorio di indirizzò prevalentemente verso la fotografia planetaria e in occasione della grande opposizione di marte dell'estate 1971 vennero realizzate centinaia di fotografie. Prezioso fu il contributo di Sette con la sua grande conoscenza in fatto di emulsioni, filtri e sviluppi. Questo lavoro venne utilizzato da Luigi Pansecchi per una sua pubblicazione e divenne quindi noto in ambiente professionale. Per questa ragione nel 1975 l'osservatorio venne contattato dal Lowell Obsrvatory per partecipare all'International Planetary Patrol Program, programma di sorveglianza planetaria finanziato dalla NASA a cui parteciparono fra gli altri l'osservatorio delle Haway, quello di Cerro Tololo e quello di Perth. Le campagne di osservazione si protrassero fino al 1981 e coinvolsero non solo Marte ma anche Giove e Saturno. Il programma si prefiggeva di sottoporre a una costante osservazione alcuni pianeti al fine di rilevare qualsiasi variazione sulla loro superficie o nella loro atmosfera, tramite una rete di osservatori distribuiti su tutta la superficie terrestre. IL lavoro richiedeva estremo impegno e costanza in quanto doveva essere svolto tutti i giorni di possibile osservazione. Nel 1978 William Baum, dell'osservatorio Lowell, direttore del progetto venne in visita a San Vittore (vedi foto). Dopo la campagna dell'80-81 il programma venne soppresso in seguito ad una riduzione dei finanziamenti alla NASA decisa dal governo americano. Ai componenti del gruppo restava comunque la grande soddisfazione di un riconoscimento della propria professionalità e di aver lavorato alla pari con osservatori di fama internazionale.

In seguito l'attività dell'osservatorio si orientò verso l'osservazione dei pianetini, grazie al contributo di Vittorio Goretti e di Ermes Colombini. Il lavoro consisteva nel fotografare pianetini le cui orbite erano determinate con scarsa precisione o che non erano stati osservati da molto tempo per ottenere nuove e più accurate coordinate al fine di determinarne l'orbita definitiva. Veniva fotografata la zona di cielo dove si supponeva dovesse trovarsi il pianetino (queste indicazioni erano ricavate dal volume 'Ephemerides of Minor Planets'), due volte la stessa zona dopo un intervallo di 30 minuti, le lastre venivano passate al blink per individuare il pianetino e in seguito al misuratore di lastre per ricavare le coordinate rispetto alle stelle di fondo. Con un complesso calcolo matematico, per il quale era utilizzato un calcolatore HP-85, le coordinate misurate venivano convertite in alfa e delta. I dati così ricavati ereno poi spediti al Minor Panets Center presso lo Smithsonian Astrophisical Observatory dove l'osservatorio di San Vittore era noto col numero 552. Seguendo i pianetini capita talvolta di individuarne di nuovi e in effetti la cosa si è verifivata varie volte. Il primo pianetino scoperto a San Vittore risale al 1979 e venne chiamato 'Vittore', l'anno dopo venne scoperto 'Bologna' ed in seguito tanti altri fino ad arrivare ad oltre 90 nuovi pianetini scoperti.

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Il gruppo di San Vittore in una foto del giugno 1978 (foto presa in occasione della visita di William A. Baum, direttore del Planetary Research Center presso il Lowell Observatory). Da destra Giancarlo Sette, Giorgio Sassi, William Baum, Enelio Pancaldi, Ciro Vacchi, Teresa Sassi (con funzione di interprete), Vittorio Goretti, in ginocchio Luigi Pansecchi

Oggi l'Osservatorio di San Vittore è chiuso definitivamente. E' chiuso non perchè non può più funzionare ma perchè non c'è più nessuno che lo faccia funzionare. Vacchi ci ha lasciato alla fine degli anni '90, Sassi e Sette sono abbastanza anziani da non potersi più impegnare in attività continuative, Goretti si è ormai ritirato, qualche altro ha deciso di seguire altre strade e così dopo quasi quarant'anni di proficua attività la struttura ha dovuto chiudere. E gli astrofili del Giardini Margherita? Anche noi dobbiamo purtroppo ammettere di non possedere la tempra di chi ci ha preceduto, un conto è passare qualche serata in osservatorio, magari una o due volte la settimana, un'altra è impegnarsi a tempo pieno per svolgere una seria attività di ricerca astronomica, ricavando piccoli frutti nella costanza della quotidianità. Resta la grande amarezza di avere perduto qualcosa di importante che non ritroveremo tanto facilmente perchè l'eccellenza dei risultati non è soltanto frutto della qualità degli strumenti in nostro possesso, come oggi troppo spesso si ritiene, bensì, soprattutto, della dedizione e dell'impegno.

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La fotocamera per le riprese planetarie applicata al fuoco cassergrain

 

 
GAGM - Bologna